Dino on the shore: che inizio ad Amsterdam!

 
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Il modo migliore per iniziare un periodo sabbatico? Non ne ho idea!

Per me è stato tuffarmi, letteralmente, in una nuova avventura: 32 persone, 16 donne e 16 uomini, 20 nazionalità, 5 continenti insieme per 35 giorni in 6 mesi.

Quella che potrebbe sembrare l’idea per un reality show è in realtà la Classe 14 dell’Executive Program di THNK, ad Amsterdam.

Fango, freddo, chiese sconsacrate, un dito tagliato, energy session del mattino, presentazioni, prototipi, fughe, cene, qualche lacrima e tante risate. Il laughing club di Namita, il whiskisito di Piero e Franck, il silence signal di Bart, le foto di Fernando, il raffreddore di Maaike e le gag di Rod e Grant.

Tutto ciò non ti dirà nulla, ancor meno delle foto delle vacanze degli amici per te che in vacanza non ci sei stato. Ma sono certo saprai perdonarmi: questo è un diario, mi serve a tener traccia, a pensare, quando lo rileggerò, a che bel regalo mi sono fatto.

 

 

THNK per me è stato un posto speciale, un po’ magico, dove si sono incrociate persone diverse con storie diverse che, però, condividevano una cosa: il desiderio di crescere come persone e come leader per contribuire a creare un impatto positivo sul contesto nel quale sono immersi.

Il percorso inizia un sabato mattina con un offsite di due giorni, faticoso sia dal punto di vista fisico che da quello emotivo. La domenica sera sono stanco, sporco e un po’ stravolto e non riesco a credere che tutto debba ancora cominciare, che lunedì sarò in quella “non aula” per cinque giorni ancora, dalle nove del mattino alle dieci di sera. Vedo i sorrisi sghembi dei miei compagni di avventura e capisco che per tutti è lo stesso. Mi sento meno solo. Dal lunedì mattina entriamo in questo flusso inarrestabile fatto di ispirazione, di scambio continuo, di presentazioni, di piccole esercitazioni che ti fanno rimanere a bocca aperta (anche se si chiamano eye opener) e di lavori sui nostri progetti. Di coaching, di riflessioni, di feedback, di pranzi olandesi e cene ad orari impensabili.

Si può vedere chiaramente la fisionomia della classe che cambia, il suo divenire sempre più compatta, un’identità di gruppo che si forma, differente da quella della Classe 13 e di quelle che l’hanno preceduta come da quella della Classe 15 e di tutte le altre che verranno. Ogni gruppo ha una propria cultura, una propria personalità e un codice di comunicazione specifico. Questo è figlio dell’unicità delle persone che lo compongono e dell’imprevedibilità del mix che esse generano. Ma deriva anche da piccoli episodi che finiscono per costruirne la storia, insieme con battute, incidenti, gag, dichiarazioni, intuizioni.

E quando, alla fine, sono passati otto giorni, Amsterdam è più bella del solito, la ferita sul dito si è rimarginata, il periodo delle cene alle 18.00 è finito e ci si prepara a tornare a casa. Ognuno sul proprio aereo che da Schipol parte in ogni direzione, come le stelle filanti delle bombette che vendono per strada gli abusivi a Capodanno. Buon viaggio e buona festa amici. Ci rivediamo in sei settimane.

Dino

 

PS: nel caso vi foste persi il primo episodio, potete trovarlo 👉🏻qui

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