Dino on the shore

 
foto finale_Tavola disegno 1.jpg
 

Periodo sabbatico

Ho deciso di prendermi un periodo sabbatico. Nel senso che per un periodo mi stacco dal mio lavoro, dalla mia quotidianità, dai miei impegni e dalla mia responsabilità. Non ho in mente di cambiare il mondo ma di provare a costruire una versione migliore di me.

 

È tosta

Questa è una di quelle decisioni che ci si trova spesso ad immaginare di prendere, quasi quanto quella di aprire un chiringuito sulla spiaggia (no, non è quello che vado a fare). Otto settimane fa ho realizzato che era davvero ciò di cui avevo bisogno come professionista e come leader di Futureberry, per riuscire ad innescare in me un meccanismo rigenerante fatto di ispirazione e scoperta. Oggi ho capito che, probabilmente, questo è ciò di cui anche Futureberry ha bisogno.

L’idea di dar forma reale a questo pensiero, che di solito non si considera altro che un’immaginaria via di fuga, è stata per me abbastanza scioccante. E al tempo stesso mi ha dato e continua a darmi un’adrenalina fantastica.

Cosa farò la mattina quando mi sveglio? Dove andrò? Cosa dirò alle mie bimbe? Riuscirò davvero a staccare da Futureberry? Ma poi, com’è che si fa un periodo sabbatico?

Ho passato diverse notti insonni prima di fare i tre passaggi più importanti: parlarne con mia moglie, dirlo ai miei soci, condividerlo con le persone che lavorano con me. E mentre facevo tutto questo le due sensazioni crescevano di intensità: paura ed eccitazione. Terrore per un horror vacui che non sapevo come avrei affrontato ed eccitazione per il fatto di non sapere cosa sarebbe accaduto.

Il giorno in cui mi sono seduto alla scrivania con carta e penna a cercare di organizzare il mio periodo di break, ho ricevuto, da mia moglie, il suggerimento migliore che potessi ricevere: “Non pianificare, vivi questo periodo con la libertà di decidere e scoprire”.

 

Adesso

Certe decisioni, come molte delle cose più importanti, arrivano quasi da sole, come un’illuminazione, un’epifania. Almeno, è così che sembra. In realtà, sono il risultato di stimoli che si sono raccolti nel tempo, emozioni e stati d’animo ascoltati in modo un po’ superficiale, cose lette, conversazioni avute. Tutto questo si fonde insieme per creare un moto che a un certo punto emerge con chiarezza.

Qualcuno ha pensato (e non si è fatto scrupoli nel dirmelo) che io stessi attraversando una crisi di mezza età. Quantomeno dal punto di vista professionale.

Io non so se la chiamerei così, ma so che ho lavorato per circa venti anni e per circa altrettanti dovrò lavorare ancora; che di recente la mia vita personale è cambiata tanto, con l’arrivo di due splendide bimbe, Viola e Stella; che Futureberry ha appena compiuto 10 anni. Che il momento, dal punto di vista personale, professionale e aziendale, non poteva che esser questo.

In fondo, è più semplice di quanto potrebbe sembrare: come società di consulenza, siamo chiamati a trasformare e far evolvere le nostre competenze, le nostre conoscenze, i nostri modelli, i nostri approcci e strumenti per esser in grado di aiutare i nostri clienti nel modo migliore possibile. Come Innovation Design Company, ci viene chiesto di essere sempre un passo avanti, anticipatori del futuro, portatori di ispirazione e visioni nuove e originali, scopritori di casi e pratiche. Come Amministratore Delegato di Futureberry, sento il preciso dovere di essere io stesso fonte di stimoli, di visione, di sfida, di cambiamento.

E tutte le fonti, a un certo punto, hanno bisogno di nuova alimentazione.

 

Futureberry

Quando ho raccontato della mia idea a Massimo, uno dei miei soci e un amico con cui lavoro ormai da quasi vent’anni, lui mi ha fatto, come sempre, tante domande. Per ultima, questa: “Non sei preoccupato per Futureberry?”. Ho risposto di no, senza esitazioni. Sia perché in Futureberry ci sono persone fantastiche che fanno un lavoro eccezionale ogni giorno, sia perché lascio la guida in mano a Stefano, Argentina e Cinzia che in questi anni hanno plasmato con Massimo e me Futureberry per come la conosciamo oggi.  

E soprattutto perché questa scelta è espressione pura di ciò che siamo noi di Futureberry.

Miriamo ad aiutare le aziende ad ottenere risultati migliori, investendo per avere persone più libere e più felici. Per raggiungere il nostro obiettivo, non potevamo che partire da noi stessi: abbiamo fatto della Libertà e della Responsabilità i nostri principi guida. E non smettiamo mai di impegnarci ad essere esattamente ciò che raccontiamo.

Forse questo progetto di un break sabbatico diventerà esso stesso una modalità di Futureberry, sicuramente Futureberry è il luogo giusto per sperimentarlo.

 

E dopo?

Non c’è nemmeno bisogno di dirlo, gli auspici sono tanti: spero di tornare con tanta energia nuova. Mi auguro, una volta tornato, di riuscire di nuovo a guardare le cose con gli occhi di un bambino. Vorrei trovare una Futureberry almeno un po’ cambiata, da scoprire, che è andata ancora un po’ più in là di quando l’ho lasciata.

Ad oggi, so come iniziare: con un entusiasmante Creative Leadership Executive Program a THNK ad Amsterdam. Ma se c’è una cosa che questa esperienza mi ha insegnato, ancora prima di partire, è che non ha senso anticiparsi nulla.

Quindi: dopo non lo so.

 

Final remarks

In questo periodo cercherò di staccarmi davvero, quindi potrei non leggere la mail. Dal 21 settembre in poi, per le cose di lavoro fate pure riferimento a Stefano, Cinzia, Argentina o alle persone con cui avete sempre lavorato. Sarei felicissimo invece di avere stimoli, suggerimenti, spunti su cose da fare, luoghi da vedere, persone da incontrare, esperienze da provare, libri da leggere. Se avete voglia, scrivetemi su dinoontheshore@gmail.com (credits: questa mail, che mi piace molto, è un’idea di Stefano :)

 

Dino

Futureberry